Pillole di Sociale/ Nascono i RI-HUB, i Centri di Formazione alla Sostenibilità

Nascono i RI-HUB, i Centri di Formazione alla Sostenibilità

 

Ciclofficine, sartorie, corsi di riparazione di elettrodomestici e per rilegatori di libri antichi, caffè. Sono solo alcune delle attività che partono nei 16 Ri-hub del progetto “Ecco” di Legambiente, acronimo di “Economie circolari di comunità”.

Luoghi fisici come l’ex Cartiera Salaria di Roma, la Green station a Potenza e il Centro del riuso a Maruggio (Taranto), in cui scambiare competenze green, creare relazioni, rilanciare l’economia civile e circolare. Spazi in cui sviluppare vere e proprie “filiere ecosostenibili”, non solo per ridurre i rifiuti e incentivare il riuso, ma soprattutto per favorire lo sviluppo di nuove competenze.

 

La formazione è rivolta a giovani e a persone che vivono in condizioni di marginalità: dai migranti agli anziani, passando per le persone con fragilità relazionale, i pazienti del Dsm, i disoccupati e i Neet (acronimo che sta per “Not in education, employment or training” e individua i giovani fra i 15 e i 29 anni che non sono occupati né inseriti in un percorso di istruzione o formazione).

 

«Crediamo che l’economia circolare, pensata in un’ottica civile, possa essere un modo per includere le persone in difficoltà, sia essa economica, sociale, culturale – spiega il responsabile del progetto, Lorenzo Barucca – È una sfida già raccolta dall’imprenditoria sociale e attraverso il progetto vogliamo raccontare queste esperienze e dar loro forza. L’obiettivo finale è proporre una possibile ricetta per lo sviluppo sostenibile e inclusivo del Paese».

 

Come? Facendo emergere le competenze “verdi” in quei lavori dove non si parla mai di “green” o di sostenibilità in senso ampio. Lo scopo è sdoganare il ruolo dell’economia circolare da un’idea di lobby, per renderla alla portata delle persone comuni.
E quindi ecco il vero contenuto deii Ri-lab, ovvero i corsi di ciclomeccanica, autoproduzione, riparazione mobilio, eco-catering, sulla raccolta differenziata. Ma non solo. Nei Ri-hub si fa anche volontariato di comunità, si promuovono atelier di riuso e riparazione, con le dimostrazioni di esperti, si avviano progetti nelle scuole, formazioni rivolte agli insegnanti e agli operatori culturali.

 

Questo è un estratto dell’articolo completo de “la nuova ecologia” dal quale emergono nuovi spunti per un modello sociale nuovo e differente nato dalla contaminazione tra più settori:

https://www.lanuovaecologia.it/nascono-i-ri-hub-centri-di-formazione-alla-sostenibilita/